Nella gioia del Battesimo

Ecco il nostro sguardo al battesimo, alla sorgente della nostra fede e della nostra missione, alla fonte di quella gioia che trova forza dall’annuncio della Pasqua di Gesù di cui siamo diventati partecipi tramite l’immersione nell’acqua e nello Spirito. È quel grembo che ci ha generati come popolo, che ci costituisce discepoli missionari, che ci conferisce la dignità di figli di Dio, fratelli e sorelle di Gesù Cristo e tra noi, servi di tutti soprattutto dei più poveri e lontani. È il momento che fa di noi una cosa sola con Gesù risorto e nella vecchia creazione siamo seminati come creature nuove, in un mondo mortale immortali. Come Gesù, intimamente uniti a lui nella morte e nella risurrezione.
Un suggerimento: il battesimo a cui io penso NON è quello dei bambini. Ci porterebbe fuori strada porre troppa attenzione a quel dono che noi facciamo a chi non è ancora in grado di esprimersi e di scegliere. Ci porterebbe a infantilizzare la nostra proposta pastorale e a costruire comunità battezzate ma non evangelizzate e quindi non capaci di rendere ragione della loro speranza. Il battesimo dei bambini è un dono che la famiglia – e con essa le nostre comunità parrocchiali – fanno ai loro bambini perché vogliono loro bene e quindi li vogliono accanto a sé nelle cose belle in cui credono.
Ma questo dono presuppone un minimo di apprezzamento, di accompagnamento da parte della famiglia e della comunità. Questo significa, cari amici, che la nostra missione di battezzati, di sacerdoti, di consacrati, non è determinata particolarmente dal numero o dalla quantità di spazi che si occupano, ma dalla capacità che si ha di generare e suscitare cambiamento, stupore e compassione; dal modo in cui viviamo come discepoli di Gesù, in mezzo a coloro dei quali noi condividiamo il quotidiano, le gioie, i dolori, le sofferenze e le speranze (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et Spes, 1).
Quindi il problema non è essere poco numerosi, ma essere insignificanti, diventare un sale che non ha più il sapore del Vangelo – questo è il problema! – o una luce che non illumina più niente (cfr. Mt 5,13- 15). Penso che la preoccupazione sorge quando noi cristiani siamo assillati dal pensiero di poter essere significativi solo se siamo la massa e se occupiamo tutti gli spazi. Voi sapete bene che la vita si gioca con la capacità che abbiamo di “lievitare” lì dove ci troviamo e con chi ci troviamo. Anche se questo può non portare apparentemente benefici tangibili o immediati (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 210). Perché essere cristiano non è aderire a una dottrina, né a un tempio, né a un gruppo etnico.
Essere cristiano è un incontro, un incontro con Gesù Cristo. Siamo cristiani perché siamo stati amati e incontrati e non frutti di proselitismo. Essere cristiani è sapersi perdonati, sapersi invitati ad agire nello stesso modo in cui Dio ha agito con noi, dato che «da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Claudio Cipolla, vescovo di Padova



Orari Sante messe
Duomo

FESTIVE:
8.30 - 10.00 - 11.15 - 18.30
PREFESTIVE:
18.30
FERIALI:
8.30

S.Francesco

FESTIVE:
7.30
SABATO:
8.30
FERIALI:
18.30

Frassine

FESTIVE:
9.30
PREFESTIVE:
18.00

Rovenega

FESTIVE:
16.00

Ospedale

FESTIVE:
10.00

Casa di Riposo

FESTIVE:
10.00